lunedì 22 marzo 2010

CASPIAN MAKAN, "ISLAM E VIAGGI ALL'ESTERO. VI RACCONTO L'IRAN DI NEDA"

Parla il fidanzato della ragazza: «Era una testimone di libertà».


Neda non era una ragazza comune, era diversa dai coetanei. Credeva nel valore della democrazia, cercava delle soluzioni per il suo Paese e combatteva per la libertà». Caspian Makan era il fidanzato di Neda Agha Soltan, la ragazza iraniana uccisa nelle strade di Teheran a giugno durante le manifestazioni di protesta seguite alle elezioni presidenziali. Parla a Ginevra, a margine del secondo summit per i diritti umani, la tolleranza e la democrazia, organizzato in concomitanza con il consiglio per i diritti umani dell’Onu. Si appresta a partire per Roma, dove nei prossimi giorni parteciperà a un seminario organizzato dal mensile di politica estera «L’interprete internazionale». Nel nome di Neda, racconta Caspian, in Iran cresce «la voglia di cambiamento e di una vera democrazia».

L’immagine di Neda è diventata il simbolo di tutte le battaglie degli iraniani per la libertà?

«Sicuramente. La sua storia è simile a quella di tantissime altre persone che negli ultimi decenni sono state vittime in Iran di esecuzioni ad opera del regime. Il filmato della sua morte, che ha fatto il giro del mondo grazie alla potenza delle nuove tecnologie, rappresenta allo stesso tempo l'immagine del crollo del regime iraniano e la grande speranza di cambiamento per la nostra società. Il suo sacrificio è stato un regalo bellissimo per l'Iran. Il più bello che si potesse immaginare».

Chi era Neda e cosa ricorda di lei?

«Quando ci ha lasciato aveva 26 anni, era nata nel gennaio del 1983. Adorava la filosofia, aveva cominciato a studiarla, ma poi le brutte caratteristiche del nostro sistema di insegnamento l'avevano dissuasa. Aveva abbandonato quella sua passione per dedicarsi alla musica, cominciando a prendere lezioni. Insieme fantasticavamo su progetti bellissimi. Io studio economia e pensavamo di trasferirci all’estero. Non potrò dimenticare un istante di quelli trascorsi con lei. Il suo volto felice, il suo adattarsi a tutto. Spesso le dicevo di non riuscire a trovare proprio nulla di negativo nel suo carattere».

Non aveva paura?

«Affatto. Era ben consapevole dei rischi. Cercavo di dissuaderla, non volevo scendesse in piazza per protestare. Avrei voluto spaventarla, ma lei era più forte, amava la libertà e non riusciva a trattenersi. Non aveva votato alle elezioni, considerandole alla fine solo una inutile scelta tra due mali. Ma quando cominciarono le proteste, lei era in strada come gli altri».

Come apprese della sua morte quel 20 giugno?

«Con una telefonata: così ho saputo che Neda non c’era più. Mi è sembrato di morire. Anch’io come lei. Ero sicuro che non sarei riuscito a farcela, ma poi pian piano il valore di quel sacrificio ha cominciato a trasmettermi speranza».

Neda era credente?

«Posso dire di sì, solo se intendiamo l'autentica religione islamica. Lo era come la sua famiglia, ma sicuramente era totalmente distante da quanto imposto dal governo iraniano. Non è quello il vero Islam».

Cosa pensa accadrà al movimento verde iraniano? Sarà schiacciato dalla forza del regime?

«Ho tanta fiducia. Spero di no. Ma ci vorrà ancora del tempo purtroppo per vedere dei risultati positivi».

Che idea si è fatto del movimento verde? Quanto esiste di spontaneo e in che modo questa opposizione al regime è legata ai vecchi leader riformisti?

«In Iran Mousavi, Karroubi e Khatami si definiscono leader dell'Onda Verde, così come anche all'estero ci sono personaggi che si propongono come referenti del movimento. Io credo non sia vero. La società iraniana ha bisogno di un radicale cambiamento, la gente iraniana desidera questo e basta. I leader riformisti non sono e non garantiscono un vero cambiamento del sistema. Loro pensano a figure rappresentative da cambiare, come quella del presidente per esempio, ma non comprendono come la gente stia mettendo in discussione le basi sui cui si basa la Repubblica islamica. Se Mousavi andasse al potere, non potrebbe esserci una reale democrazia. Quella che sogniamo è reale, dunque totale. La religione su cui si basa questo regime non risolverà nulla. È un fatto privato e ognuno deve mantenerla privata. Nessuna religione può occuparsi di politica». (Fonte: http://www.lastampa.it/ , 10/3)

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